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rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
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Nata la sezione del PdCI aereoportuale di Fiumicino |
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24 Gennaio 2008, Crisi di Governo : Probabilmente questa data sarà ricordata dai posteri per questo evento. Comunque un altro evento, assai meno importante per molti e assai meno visibile, è accaduto. |
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E ne annunciamo la nascita con fervore e felicità eleggendo in Falsetti Renato il nostro segretario. Non vogliamo enfatizzare con questo articolo un nuovo compleanno, perché ad esser sinceri già oltre un anno fa noi eravamo presenti come “cellula aeroportuale Gianni Gemito” (questo nome in memoria di un compagno scomparso) sempre nello scalo di Fiumicino. Lo scopo è, invece, quello di costruire un punto di riferimento per tutti i lavoratori, per affrontare insieme tematiche e difficoltà che un bacino come l’aeroporto contiene. Proprio questa estate, dopo un succedersi di incontri con delegati territoriali, siamo riusciti ad aprire un tavolo di lavoro per affrontare un percorso unitario sulla crisi attuale dello scalo di Fiumicino, con i circoli e sezioni aeroportuali gia esistenti : PRC, Verdi e ovviamente noi. Grazie al lavoro di molti compagni quindi si è riuscito a compiere, quello che ancora a livello nazionale appare lontano dall’esser realtà. Questo tavolo di lavoro di “una sinistra unita e comunista” ha portato ad identificare i punti sui quali impegnare le nostre energie, i temi, probabilmente, a livello lavorativo, più importanti: precariato, sicurezza, politiche sociali, appaltie supappalti in aeroporto, situazione alitalia, progetto turismo nella regione Lazio, ambiente. Tutti questi punti erano stati partoriti e messi per iscritto il 24 luglio 2007, con la speranza che ogni circolo e sezione avesse dato un seguito al lavoro, per poi darne risalto e visibilità “a quello che era il governo di allora”… Ma proprio oggi, questo governo è caduto e davanti a noi si prospetta una ancor più ardua lotta, che per noi significa più impegno, perché i punti sopra citati a distanza di tempo si sono ampliati e non possiamo lasciare che il tutto svanisca. Non si possono chiudere occhi e orecchie. Il precariato e l’uso indiscriminato della Legge 30 sono alla base della rovina del nostro popolo, sono un attacco indiscriminato al diritto al lavoro di ogni cittadino, minano le basi di una vita normale e dignitosa e l’aeroporto con le sue aziende ne sono fautori senza scrupoli. La sicurezza, che soprattutto per operai e non solo dovrebbe essere al primo punto, sembra invece messa in secondo piano, poiché il fatturato e la crescita aziendale sembrano ora più importanti della vita umana. Come dimenticare ora la Tyssen Group o i due portuali morti soffocati nello scarico di una stiva? Se pensiamo che questi due casi di morti bianche sono solo la punta di iceberg, il nostro futuro mette paura. Allora cosa fare: ragionare come al tempo del Punk anni ’70-’80, ovvero NO FUTURE? Perché era questa la base della filosofia Punk… Noi non crediamo sia questa la soluzione, perchè è facile lavarsene le mani così come è facile non avere più fiducia nei partiti, una scelta legittima, ma non da prendere in considerazione se si vuole ancora contare qualcosa e dire la propria. Noi abbiamo deciso di impegnarci e metterci in gioco, perché la soluzione ai vari problemi sociali in aeroporto, non sono il menefreghismo fascista, perché un aiuto a chi lavora in aeroporto ed è soggetto ai turni, non arriva dal cielo, come vorrebbe la Chiesa, il monitoraggio nello scellerato sistema che dirige l’aeroporto attraverso appalti e subappalti, non avviene con gli occhi chiusi. Un’Alitalia svenduta e gli operai lasciati ad un futuro nero non è cosa da poco su cui tacere. Siamo consapevoli che molti di voi non sono a conoscenza di tante cose che in aeroporto accadono giornalmente, ma questo è il nostro pane quotidiano e noi non vogliamo che il nostro pane sia così, sarebbe tra l’altro come sputare in faccia agli operai della FIAT anni ’80, sarebbe come umiliare chi ha messo le basi del comunismo, sarebbe come far rivoltare nella tomba i morti che hanno combattuto con scarpe rotte mentre il vanto fischiava per darci la libertà. Serve una nuova coscienza operaia, o meglio serve che rinasca una coscienza operaia. Il lavoro è un diritto. Vivere è un diritto, non sopravvivere. |
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