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rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
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| Uno studente Fuori Sede a Roma. | |||||||||||||||||
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Ogni anno i poli universitari più prestigiosi vengono affollati da studenti provenienti da tutte le località italiane. Il sistema universitario li definisce “ Fuori Sede”. Molti di loro scelgono di dirigersi verso piccoli centri e gli atenei meno dispersivi, perché solo in questo modo possono permettersi di affrontare tutti gli oneri che la vita dello studente universitario comporta. Se malauguratamente decidono di compiere i loro studi nelle grandi città, come |
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Roma, avranno a che fare con l’ardua ricerca di un alloggio stabile, e il disorientamento iniziale sarà inevitabile. Gli alloggi universitari sono pochissimi, e situati spesso in zone periferiche: basta pensare che in un ateneo come quello dell’Università degli Studi di Roma3, la casa dello studente di Casalbertone ha una disponibilità intorno ai 70 posti letto, per una popolazione universitaria che sfiora i 40 mila iscritti. Così considerando del tutto inutile anche provare a partecipare ai bandi di gara per l’assegnazione degli alloggi, la maggior parte degli studenti si mette alla ricerca degli annunci che affollano le bacheche delle facoltà, o i foglietti volanti sui pali della luce. Si tratta d’affitto in nero “ prendere o lasciare”, i prezzi sono esorbitanti, ed aumentano ogni anno di più: vanno da 500 euro al mese per una stanza singola ai 350 per una doppia, da condividere ovviamente con uno studente altrettanto squattrinato, proveniente dalle più disparate province dell’Italia. A questi vanno poi aggiunte le caparre, le bollette, i costi di mantenimento, le spese per i libri e le tasse universitarie. Se il percorso di studi dura mediamente dai 5 ai 6 anni, è altrettanto certo che in questo periodo lo studente si vede costretto ad affrontare più di un trasloco. Il problema è che difficilmente può accedere ad un contratto di locazione «vero»: i proprietari disposti a regolarizzare i rapporti chiedono la classica formula di quattro anni più quattro e sei mesi di preavviso (e di pagamento del canone) per il recesso anticipato. Una situazione difficilmente sostenibile per molti studenti, considerando anche gli abbandoni o i cambi di facoltà sono frequenti. Si tratta di una vera propria emergenza, eppure del tutto ridicole sono state le riposte dell’amministrazione cittadina e delle istituzioni universitarie: dall’inaugurazione di un Agenzia degli affitti, che quanto meno propone annunci del tutto regolari, ma che di fatto non va a colmare l’enorme richiesta; alla proclamata costruzione di nuovi Campus universitari, la cui gestione non sarà affidata all’ente regionale per il diritto allo studio, ma a privati, che avranno ovviamente la libertà di imporre sugli affitti prezzi di mercato. Questa è tutta la serie di ricatti a cui devono sottostare quelle famiglie che possono ancora permettersi di pagare gli studi ai loro figli, o tutti quegli studenti che per assicurarsi un’istruzione, che dovrebbero essere loro garantita, accettano qualsiasi tipo di lavoro degradante. Tutti gli altri possono solo rinunciare. Marinelli Morgana |
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