Ma quanto è malata la sanità laziale?
Lo abbiamo chiesto a Walter Schiavella, segretario regionale Cgil Lazio, da mesi impegnato su questo tema in un confronto serrato con l’amministrazione regionale, e che ci ha gentilmente incontrati alla fine di febbraio.
Nei primi giorni di febbraio la Cgil del Lazio ha tenuto un interessante convegno sui mali della Sanità nel Lazio. In questi giorni si sta sviluppando nella regione una forte iniziativa unitaria sulla questione del welfare locale. Cosa contestate della gestione che l’amministrazione regionale ha messo in campo in questi anni?
Contestiamo le modalità con le quali si sta gestendo un processo di per sé difficile. Non abbiamo mai contestato invece la necessità di avviare un processo di risanamento non soltanto finanziario, ma anche funzionale, etico, morale, di trasparenza della sanità nel Lazio. Abbiamo perciò apprezzato lo sforzo di chiarezza dell’amministrazione regionale e che attraverso questo sforzo sia finalmente emerso quello che, spesso soli e inascoltati per molti anni abbiamo denunciato circa la persistente sottostima del deficit sanitario così come veniva presentato dall’amministrazione regionale guidata da Francesco Storace. E quindi abbiamo condiviso la necessità di un processo forte di risanamento finanziario. Non abbiamo neanche contestato le quantità finanziarie di quel risanamento. Ma abbiamo sempre sottolineato invece come gli strumenti adottati per raggiungere quelle quantità non fossero realistici sul piano delle quantità e delle scelte e soprattutto qualora si fossero realizzati con quelle modalità avrebbero rischiato di portare al collasso la sanità del Lazio. Abbiamo sempre detto invece: vogliamo un processo di risanamento che insieme però consegni al cittadino, in un nuovo patto da costruire con i dipendenti e i cittadini, una sanità pubblica finalmente efficiente.
Per usare una metafora, se una persona che pesasse cento chili e dovesse dimagrire, anziché sottoporsi a una dieta di sacrifici e rinunce, decidesse di amputarsi una gamba, di colpo perderebbe venti chili, ma rimarrebbe zoppa. Serve quindi una dieta rigorosa che però lasci più efficiente, e non zoppa, la sanità del Lazio. Per questo contestiamo una serie di misure presenti nel piano di rientro.
Quali in particolare?
Le misure del blocco del turnover sono profondamente sbagliate. Secondo dati della stessa Regione Lazio, le spese del personale incidono solo del 25% sul totale della spesa sanitaria nel Lazio, contro una media nazionale del 34%. La questione del personale dipendente del sistema sanitario regionale non è quindi il problema. Le lunghe file ai pronto soccorso e la situazioni drammatiche di molti ospedali per quanto riguarda la quantità e la qualità delle prestazioni richieste, ci dicono invece che c’è un problema di carenza di personale, con un forte rischio di paralisi.
Così come non condividiamo un taglio draconiano nella riduzione dei posti letto. Siamo d’accordo che occorra riequilibrare il rapporto numero posti letto per abitanti. Il problema è su come e dove. Discutiamo delle linee generali, dei modelli organizzativi, del criterio ordinamentale, in virtù del quale si va a costruire un nuovo modello che deve accompagnare di pari passo il piano di risanamento. Altrimenti sono solo tagli. E noi solo sui tagli non siamo d’accordo.
Che ne pensa della figura del bad manager per migliorare dei pronto soccorso?
Tutto ciò che va nell’ottica di una razionalizzazione ed efficientamento del sistema va bene. È chiaro che ormai non si possono gestire le emergenze con la procedura dei fax. Occorre introdurre processi e meccanismi virtuosi in termini tecnologici, organizzativi, produttivi, che sappiano valorizzare le grandi competenze che nella sanità pubblica ci sono, in primo luogo nell’Ares 118, grande azienda pubblica che va valorizzata. Questi processi hanno però bisogno di tempo.
Anche per queste ragioni avevate proposto, inascoltati, di allungare su cinque anni il piano di rientro, anziché su tre anni, come poi ha scelto l’amministrazione regionale?
Il piano di rientro è fatto da una parte di riduzione della spesa e dall’altra di incremento delle entrate attraverso le addizionali Irpef e Irap. Il Dpfr 2008-2010 prevedeva la possibilità di restituzione delle addizionali Irpef e dell’Irap già a partire dal 2009. Una operazione per noi non credibile.
L’allungamento dei tempi invece avrebbe potuto essere funzionale. Si poteva diluire e graduare meglio il processo di restituzione e di sostegno per via fiscale del risanamento in maniera adeguata, senza gravare eccessivamente sui cittadini e al tempo stesso dando loro una sanità che corre.
Se poi sarà possibile restituire l’addizionale, per noi è chiaro che si deve cominciare dai lavoratori dipendenti e dai pensionati.
Circa un anno fa come organizzazioni sindacali avevate firmato un accordo sulla stabilizzazione dei lavoratori precari e sulle reinternalizzazioni. Ad oggi il processo non è stato ancora avviato. Qual è il vostro giudizio?
Il nostro giudizio è estremamente negativo. Avevamo fatto un accordo serio e responsabile. Un accordo non demagogico, che avviava un percorso di stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato e affrontava il tema della reinternalizzazione. Non di tutti i servizi esternalizzati, ma di quelli che attengono all’assistenza diretta alla persona, che è il cuore della sanità pubblica. Quell’accordo era credibile e forse l’unico praticabile. I vincoli imposti dal ministero del Tesoro e da quello della Sanità e i margini di effettiva autonomia del piano di rientro, ha impedito ad oggi di realizzarlo, anche nella parte più semplice riguardante il superamento del blocco del turnover.
Siamo alla vigilia di una importante scadenza elettorale, sia nazionale che locale, che vede fra le sue novità anche la presenza della lista unitaria “La Sinistra L’Arcobaleno”. Come segretario generale della Cgil del Lazio, cosa si aspetta dal programma e dall’azione di questa nuova presenza elettorale?
Come organizzazione plurale e autonoma guardiamo al mutamento del quadro politico sempre con interesse, con attenzione e anche con preoccupazione. La nascita de “la Sinistra l’Arcobaleno” è una delle novità che in questi mesi e settimane in maniera vorticosa stanno accadendo. È nostro dovere guardare tutto con grande attenzione e con grande rispetto. Chiaramente quello che accade tra le forze che per radice storica, culturale, politica e ideale sono più vicine alla storia culturale e sociale oltre che politica del movimento dei lavoratori che la Cgil dal versante della rappresentanza sociale ha interpretato, lo guardiamo con qualche attenzione in più. Vi riconosciamo una qualche maggiore attenzione nell’interlocuzione.
Ma anche nei confronti delle forze a noi più vicine misuriamo il nostro giudizio in ragione della traduzione che quelle forze faranno nel loro agire politico dei temi che alla Cgil stanno a cuore. In primo luogo quelli legati alla qualità dello sviluppo, alla sostenibilità, alla qualità del lavoro, dei diritti, delle retribuzioni, ai temi dell’inclusione sociale. Temi sui quali auspichiamo, pur nel rinnovamento necessario, si possa costruire una continuità di governo.