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rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
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| Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro… che uccide |
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Il mondo del lavoro è in pericolo, o meglio lavorare è sempre più pericoloso. I numeri degli incidenti sul lavoro sono tali da far rabbrividire, ma per la Confindustria va tutto bene, perché i profitti vanno bene, ma i diritti dei lavoratori diminuiscono ogni giorno che passa e la loro sicurezza è un optional. D’altronde, dappertutto, gira sempre più pressante la voce di non intervenire, di “farsi gli affari propri”, per “costringerci a restare chiusi dentro casa quando viene la sera”, come dice una celebre canzone di De Gregori. Anche se dietro ci sono famiglie che arrancano ad arrivare alla fine del mese e ci sono quei poveri disgraziati del precariato che, di rinnovo in rinnovo, non vedono mai raggiunto l’obbiettivo del contratto definitivo. |
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Cresce l’insofferenza all’interno delle aziende, dove le differenze di status gerarchico creano una lotta di classe interna: i manager delle aziende sono perennemente in gara, in competizione e sono disposti a tutto pur di vincere, per loro il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza non è collega, un alleato, ma un nemico di cui diffidare. Eppure, dicevamo, i numeri parlano chiari: 123 vittime del lavoro, 123.494 feriti e 3.087 invalidi solo dall’inizio del 2008. Ma ancora prima, alla fine del 2007, c’erano state le incredibili morti della Thyssen Krupp e della Fincantieri di Marghera, casi emblematici, ma che non riescono neanche a scuotere molto una opinione pubblica assopita e anestetizzata dai media. Tanto nel nostro paese la giustificazione è sempre la stessa: così fan tutti o siamo fatti così… E fra i poveri, in mezzo alle macerie di un paese indefinibile sociologicamente, ci sono i caduti sul lavoro e le loro famiglie. Il capitalismo italiano non produce alcun beneficio per l’economia, sembra votato al disastro, cerca solo il profitto facile, sostituendo le idee con il denaro. In alcune zone, come il Meridione, si è creata una commistione tale tra politica e affari che non ha fatto altro che generare altra mafia. Che fare dunque? Ognuno deve fare la sua parte. Il mondo del lavoro deve fornirsi di altri strumenti per difendere la sicurezza nelle aziende. Gli Rls devono costituire un valido strumento per arginare i pericoli derivanti dalle violazioni dei diritti dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro. Per questo, la figura degli Rls deve essere rafforzata nelle aziende e deve curare maggiormente il rapporto con il territorio, le istituzioni locali e la Rsu. La stessa Legge n. 123 del 3/08/2007, prevede la elezione, non la nomina dell’Rls, che deve interfacciarsi su tre livelli: sindacato, impresa e Inail. La normativa del 3/08/2007 prevede, inoltre, una maggiore regolamentazione degli appalti, e una serie di controlli e verifiche sui luoghi di lavoro. Ad oggi, poco si sa sulla preparazione del Testo Unico sulla sicurezza, di cui la L. n. 123 è una legge delega. Certamente la politica, dopo gli episodi gravi che abbiamo detto, avrebbe potuto capillarizzare un controllo rigoroso di tutte le aziende a rischio, utilizzando le Asl e le unità operative delle Asl, ossia gli Ispettori del Lavoro. Se si va a vedere i controlli effettuati dalle Asl sono intorno al 5% - 7% delle aziende. Come mai così poco? I lavoratori vanno senza dubbio sensibilizzati, ma anche le Organizzazioni Sindacali che si basano su organi operativi come gli Rls devono fornire tutto l’appoggio possibile, laddove vengono richiesti controlli dai rappresentanti dei lavoratori, affinché l’esito dell’intervento venga sostenuto e portato a compimento senza che l’Rls ne abbia a subire eventuali ritorsioni aziendali. Non sempre ciò avviene. Sarebbe interessante effettuare una sorta di inchiesta qualitativa all’interno delle aziende per stabilire il grado di fiducia nelle Organizzazioni Sindacali per quanto concerne salute, igiene e sicurezza. Direi che è un suggerimento a chi di dovere. E’ chiaro che senza tutela, che nel caso della sicurezza deve prevalere su tutto, i lavoratori e i loro rappresentanti stentano a denunciare e a segnalare eventuali violazioni di legge. Ne consegue, allora, che la consegna del documento di valutazione dei rischi, da parte dell’azienda all’Rls, è importante, può essere una novità, ma ai fini del risultato è pochissimo. Una prima efficace norma da scrivere dovrebbe prevedere che le fabbriche dove scoppiano incidenti devono sospendere la produzione e i lavoratori che si assentano non devono subire decurtazioni in busta paga. E’ già accaduto in passato: a Taranto, a Varese, che alcuni Rls sono stati licenziati per aver sospeso la produzione e solo dopo la morte di un operaio ed una esplosione sono stati reintegrati. Prima deve esserci l’incidente poi ci si richiama alla legge. Tutti devono intervenire su questo, tutti devono fare la propria parte: le Organizzazioni Sindacali devono vigilare sul territorio, attraverso un monitoraggio continuo. L’Rls è una figura sicuramente importante, ma debole dal punto di vista legale, un Responsabile per la salute e sicurezza, un medico competente, giocano all’interno di un territorio amico, ossia l’azienda, il rappresentante dei lavoratori è solo e se vuole segnalare qualcosa deve agire da solo: inviare fax, chiamare la Asl, affrontare ritorsioni ecc. Occorrerebbe dare all’Rls una sorta di rappresentanza legale, che gli permette di intervenire direttamente, denunciando in modo diretto violazioni di legge. Altro aspetto il Medico competente è una figura da rivedere: è una figura in completo conflitto di interesse, perché stipendiato dall’azienda. Sulla professionalità di questa figura bisogna essere chiari: occorre una formazione ad hoc. Molti medici non sono specializzati in medicina del lavoro, però accade che dopo la laurea per fare qualcosa si mettono a disposizione delle aziende, risultato: un gran numero di medici competenti sono specializzati in ginecologia. I costi della sicurezza: la Confindustria ha osteggiato la stesura del T. U. sulla sicurezza, eppure ogni anno si potrebbero risparmiare circa 50 miliardi di euro per danni alla salute subiti dai lavoratori. In un momento come questo dove le garanzie sul lavoro, sulle condizioni di lavoro, sui diritti del lavoro, stentano ad essere riconosciuti: deve essere privilegiata la strada della politica che fornisce maggiori garanzie sulla tutela del lavoro. Questo Paese, da diverso tempo sta sposando la causa della precarietà in molti, in troppi settori, la sicurezza sul lavoro ne sta pagando le conseguenze peggiori, non possiamo permetterlo. Non dobbiamo permettere che i nostri padri vedano scemare, giorno dopo giorno, quei diritti per i quali hanno lottato e combattuto e che hanno scritto con il sangue sulla nostra Costituzione. Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo a noi, ma soprattutto lo dobbiamo ai nostri figli. Giulio Spacca |
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