![]() |
|||||||||||||||
|
rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
|
|||||||||||||||
![]() |
|||||||||||||||
|
L’annosa questione del diritto allo studio nel Lazio, tra leggi annunciate e riforme mancate |
|||||||||||||||
|
|||||||||||||||
|
Il diritto allo studio, a seguito della c.d. riforma del Titolo V della Costituzione rientra tra le materie di competenza esclusiva delle Regioni. Ciò significa che tale materia viene disciplinata da venti leggi regionali diverse nelle venti regioni italiane, con parametri, valutazioni e criteri potenzialmente differenti, ciò può evidentemente determinare una difformità nelle erogazioni dei servizi, con forti squilibri tra regioni virtuose e regioni povere o poco “sensibili” al tema. Con circa 280.000 studenti universitari il Lazio è una regione con un'altissima densità universitaria all’interno del quale Roma con i suoi 240.000 studenti, con tre atenei pubblici ed una miriade di privati fa la parte del leone. Per affrontare con serietà questo tema è, allora, necessario superare immediatamente la distinzione studente fuori sede/studente in sede; l'accesso di massa alle università da parte di ogni classe sociale ha determinato una trasversalità nella provenienza tra i due gruppi sociali, all'interno dei quali non vi è omogeneità, ma piuttosto eterogeneità di classe. È altrettanto evidente che la condizione di fuori sede, lì dove esiste una situazione di svantaggio, non fa altro che amplificare tale condizione. Bisogna oltremodo tenere in considerazione, che esistono tutta una serie di servizi gestiti dal diritto allo studio che sono destinati alla generalità della popolazione studentesca (mense, assistenza sanitaria, etc.) di conseguenza l’eccezione che spesso viene opposta, secondo cui si tratterebbe solo di un complesso di servizi disponibili per una sola parzialità dei fruitori è quanto mai errata. Oggi il diritto allo studio nella regione Lazio versa in situazioni assai gravi; basta citare il caso dell’azienda regionale per il diritto allo studio, LazioDISU, commissariata da tre anni, e gestita, ancora oggi, in maniera assai discutibile. Questi anni sono stati contraddistinti da scelte sbagliate, a cominciare dalla conferma del direttore generale nominato dalla giunta Storace, proseguendo con immobilismo decisionale sul consorzio polifunzionale Pegaso, o la poca attenzione più in generale manifestata al tema da quasi tutte le forze politiche persino quelle a tutt’oggi al governo della regione. La ragione di questo disinteresse è semplice: il diritto allo studio è considerato un costo, di cui le regioni farebbero volentieri a meno (probabilmente restituendone volentieri la competenza allo Stato). Più in generale la partita del diritto allo studio è, poi, spesso associata solamente all’ambito delle case dello studente e degli alloggi studenteschi. Frequentemente abitate da studenti fuori sede, spesso provenienti da altre regioni d’Italia, e quindi appartenenti a nuclei familiari che non votano nel Lazio. Non sei un elettore del Lazio? Ed allora perché la regione ti dovrebbe pagare l’alloggio o forse anche il vitto? Ecco, quindi, perché il diritto allo studio finisce sempre con l’essere depennato dalle priorità del governo regionale. Purtroppo, infatti, il Presidente Marrazzo, e la maggioranza di centrosinistra che lo sostiene, non sono ancora riusciti ad approvare una nuova legge regionale, che vada a rimediare ai guasti della legge Simeone della vecchia amministrazione Storace. Attualmente una proposta di legge dell’assessore Costa, fatta propria dalla Giunta, è all’esame della Commissione consiliare competente. Ci auguriamo che in tale sede si riesca ad integrare questa proposta, ancora insoddisfacente, con una serie di correzioni e misure assolutamente necessarie. In conclusione è necessario avviare una politica di rilancio del diritto allo studio universitario che si basi su due strade prioritarie da percorrere: in primo luogo il reperimento dei fondi per l’assicurazione del 100% delle borse di studio, eliminando definitivamente l’odiosa figura degli “idonei non vincitori”. Si tenga conto che già gli attuali bandi per l’assegnazione delle borse di studio arrivano a coprire le necessità degli studenti con redditi familiari ben al di sotto della soglia di povertà. La seconda misura deve consistere in un intervento straordinario in materia di edilizia pubblica studentesca (fortemente legata all’emergenza abitativa romana), attraverso la costruzione di complessi residenziali o il recupero delle aree dismesse (potrebbe essere utile, in tal senso, il recupero e la valorizzazione di edifici pubblici dismessi, già integrati nel corpo vivo della città). Viceversa, interventi quali quelli previsti dal consorzio polifunzionale Pegaso in zone periferiche della città, prive di collegamenti e servizi, sono completamente da respingere. L’ errore più grande che in questi ultimi dieci anni è stato fatto è stato proprio quello di non aver progettato le nuove Università (Tor Vergata, Roma TRE) in maniera integrata ai servizi per il diritto allo studio. In conclusione, sarebbe opportuno, da una parte riattivare un percorso di sensibilizzazione e di mobilitazione sul diritto allo studio, che sappia ridestare un movimento studentesco ormai tristemente sopito, ed al contempo provare a farci promotori, come partito, all’interno del parlamento nazionale, di una proposta di legge quadro in materia, che riesce a mettere dei paletti, cercando “dall’alto” di limitare le oscillazioni e le disuguaglianze tra regioni e regioni, per un nuovo diritto allo studio pubblico e diffuso. Daniele Andreozzi |
|||||||||||||||
|
|||||||||||||||