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Una casa a Roma, non solo un’emergenza

Affrontare un tema come il diritto all’abitare sembra un modo quasi scontato per ripetere ancora, come se ce ne fosse bisogno, una sequela di numeri e statistiche che danno la misura, da una parte della drammaticità della situazione nella nostra città, dall’altra non svelano significati che seppure meno urgenti investono la sfera del nostro vivere quotidiano.

Trovare una casa a Roma, significa nella migliore delle ipotesi un affitto che supera gli 800 euro mese per 70 mq in zona periferica, questo comporta che diversamente da ciò che avveniva alcuni anni fa, e vale a dire che il poter usufruire di una casa dove vivere era essenzialmente legato al fatto di avere un lavoro che garantisse una pur minima continuità e in ogni caso una fonte di sussistenza stabile, questa condizione non è più sufficiente, sempre più spesso le fasce monoredditto non hanno la capacità finanziaria per poter affrontare un canone di locazione in regime di libero mercato. Eppure nonostante l’ormai prossimo collasso del sistema, di fronte ad una richiesta di 30000 famiglie per alloggi in emergenza, e cioè con sfratti esecutivi famiglie che comunque rispondono ai requisiti per la presentazione della domanda di alloggio pubblico, a fronte di queste si contano 277.000 abitazioni non occupate (dato del 2001). Eppure a Roma si continua a costruire.

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Ed allora se bisogna intervenire in maniera strutturale con un piano di rilancio dell’edilizia Residenziale Pubblica, vanno riviste anche le norme che consentono il permanere negli alloggi di ERP con canoni agevolati, la possibilità di controlli incrociati, la piena applicazione delle norme che contrastano il mercimonio del patrimonio pubblico. Deve prevalere l’idea che non ci possano essere scorciatoie alle graduatorie pubbliche. Al contempo va incrementato il patrimonio per poter meglio rispondere alle crescenti necessità. Ricercando sul costruito ed avviando al più presto i piani di costruzione nelle aree individuate ai fini di ERP.

Ma parlare di abitare è anche parlare dei problemi che si apriranno in città da qui a breve per effetto delle cartolarizzazione avviate nei primi anni 2000 dove era previsto per i conduttori che ne avevano i requisiti, e che non volevano acquistare, una proroga di nove anni in locazione, ora i nove anni sono quasi trascorsi, è quindi ragionevole prevedere che andranno ad accrescere le richieste di ERP, ingrossando le file di chi cerca, ed aprendo un nuovo fronte a cui dare risposte.

Parlare di casa Roma è però anche parlare d’integrazione nei nostri quartieri, integrazione etnica, ma anche sociale, di come ad esempio finire lo svuotamento dei recidence senza creare nuovi ghetti. Di come frenare la speculazione sulla pelle dei giovani studenti fuori sede che per alloggiare a Roma arrivano a pagare in nero anche 350 euro al mese per un letto, facendo in questo modo lievitare in modo anomalo i prezzi degli affitti nei quartieri che ospitano le università e Roma ne ha tre, con distribuzioni nel territorio assai diverse. A questo scopo potremmo chiedere che vengano recuperate ad uso campus le vecchie caserme, magari anche abbattendole in parte per renderle funzionali agli spazi propri di una cittadella universitaria anche se distribuita nel territorio.

E’ parlare di qualità della vita e di come cambia il tessuto anche nelle zone limitrofe alla città. I processi espulsivi che si sono generati hanno indotto non poche famiglie a ricollocarsi nei centri abitati più prossimi alla cità ingenerando anche in essi un mercato immobiliare falsato da una richiesta crescente che non trova ormai sfogo in città. Questo al contempo spesso non è coinciso ad esempio con uno sviluppo dei trasporti locali in grado di sopperire alle mutate esigenze cosi capita quotidianamente che per coprire il tragitto di 60 km o meno dalle zone ad est di Roma possa risultare un’impresa che impegna anche più di due ore di tragitto, di certo questo a discapito della qualità della vita, con le implicazioni sociali e sanitarie che implica.

Abitare non è, o meglio non dovrebbe essere “solo” avere una casa vorremmo che fosse qualcosa di più, un diritto inalienabile per ognuno di noi.

Stefano Valentini