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La Costituzione compie 60 anni.
Il primo gennaio del 1948 entra in vigore la Costituzione Repubblicana. Fino a quel momento si era vissuto in un “limbo istituzionale” per dirla con Calamandrei, ovvero in un regime di vacanza giuridica, durante il quale il popolo Italiano fu costretto a vivere sospeso tra due mondi, quello di una legalità già condannata a morte e quello di una legalità desiderata, ma non ancora vivente. Il 25 giugno 1944, il CLN aveva imposto ai Savoia il decreto luogotenenziale n. 151 con il quale si proclamava la Costituente.

Il 2 Giugno del 1946 gli elettori (il diritto di voto per la prima volta fu esteso anche alle donne) scelsero la Repubblica come nuova forma dello Stato a discapito della Monarchia ed al contempo vennero eletti anche i rappresentanti per l’Assemblea Costituente. Si ebbe conferma che da quel momento in poi i grandi Partiti di massa sarebbero stati lo strumento su cui si sarebbe evoluta la vita politica negli anni a venire. I risultati furono: 207 costituenti per la DC; 115 per il Partito Socialista; 104 per il Partito Comunista; 41 per l’Unione Democratica Italiana; 30 per l’Uomo Qualunque; 23 per il Partito Repubblicano; 6 per il Blocco Nazionale della Libertà; 20 per le formazioni politiche di minore dimensione. I lavori cominciarono 23 giorni dopo le elezioni e si sarebbero dovuti concludere entro 8 mesi. Così non fu. Non si conclusero neanche per il 24 giugno (prima dilazione) e si rese necessaria un’ulteriore proroga al 31 dicembre 1947. Intanto il 28 giugno 1946 l’Assemblea, con 396 voti su 504, elesse Enrico De Nicola a Capo provvisorio dello Stato, contestualmente la fase preparatoria della Costituzione fu delegata ad un gruppo ristretto rispetto all’intero corpo dell’Assemblea. Nacque la “Commissione dei 75” in cui le forze politiche erano proporzionalmente rappresentate ed all’interno di essa vennero al loro volta costituite tre sottocommissioni al fine di un notevole restringimento dei tempi di preparazione dei singoli articoli che sarebbero poi passati in seduta plenaria per la discussione definitiva e quindi per l’approvazione. La prima sottocommissione Diritti e doveri dei cittadini era presieduta dal democristiano Umberto Tupini; la seconda sottocommissione Organizzazione Costituzionale dello Stato era presieduta dal Comunista Umberto Terracini; la terza sottocommissione Lineamenti economici e sociali era presieduta dal socialista Gustavo Ghidini. Il lavoro della Costituente fu imponente dal giugno del 1946 al marzo del 1947, la commissione dei 75 preparò il progetto della Costituzione e poi l’intera Assemblea lo discusse fino all’approvazione definitiva avvenuta

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quel freddo lunedì del 22 dicembre 1947 alla vigilia di Natale, con 453 voti favorevoli e 62 contrari. Nasceva la Costituzione della resistenza tanto che sempre Calamndrei l’ha definita “La carta della resistenza”, io direi il testamento di coloro i quali avevano patito le galere mussoliniane, le torture, coloro che avevano combattuto una lunga guerra di liberazione contro i fascisti e gli invasori nazisti prima, e una, non meno dura contro la Monarchia subito dopo, coloro i quali avevano lottato sognando solo quel giorno, quel giorno in cui i diritti avrebbero soppiantato i privilegi ed un sistema di valori egualitari avrebbe sconfitto per sempre un sistema di sopraffazione e diseguaglianza.

Per questo le donne anche svolsero un ruolo importante tanto nell’antefatto della Costituzione repubblicana, combattendo e sacrificando la loro stessa giovinezza nella guerra di liberazione quanto dando il loro fattivo contributo realizzativo, partecipando nel numero di 21 ai lavori dell’Assemblea Costituente. Ebbe a dire Nadia Spano “eravamo in 21 donne in un’assemblea molto numerosa. Varcammo la soglia di Montecitorio con speranza ed emozione, ma anche con un forte senso di responsabilità nei confronti delle donne. Avevano votato per la prima volta e per la prima volte delle donne le rappresentavano. Noi lo sentivamo ed eravamo consce di dover esprimere le speranze di tutte le donne. Uscivamo da una condizione di minorità giuridica, consolidata dalle leggi e dal costume, aggravata dal fascismo. La Costituente fu veramente uno spartiacque nella condizione femminile del nostro Paese”. A presiedere quell’Assemblea fu però un uomo, il comunista Umberto Terracini, non a caso la Costituzione Italiana porta la sua firma insieme a quella dell’allora Capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola (Liberale) e dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi (Cattolico). Promulgata il 27 dicembre del 1947 la Costituzione rappresenta compiutamente il documento più avanzato di diritti e di libertà, non meno di quanto lo sia in termini di doveri giuridici e di principi. Ora serve che davvero quella Costituzione sia il nostro pane quotidiano, non solo venga salvaguardata ma completamente attuata, perché non sia vano il sacrificio di chi per essa ha dato la vita. Come dimenticare che al momento dell’approvazione della stessa Umberto Terracini rivolse un sentito pensiero alla resistenza “ Onorevoli colleghi… con voi mi inchino reverente alla memoria di quelli che, cadendo nella lotta contro il fascismo e contro i Tedeschi, pagarono per tutto il popolo italiano il tragico e generoso prezzo di sangue per la nostra libertà e per la nostra indipendenza, con voi inneggio ai tempi nuovi cui, col nostro voto, abbiamo aperto la strada per un loro legittimo affermarsi. Viva la Repubblica democratica italiana, libera, pacifica ed indipendente”. Chiunque desideri oggi porre la propria mano distruttrice anche sopra una sola riga della Costituzione sappia di dover fare i conti, attraverso noi altri, con chi per quella Costituzione è caduto sul campo della libertà, della giustizia, della democrazia.

Vincenzo Calò