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rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
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Venezuela: prove di socialismo, prove di democrazia Il Venezuela di Chàvez non finisce mai di sorprenderci. Negli ultimi anni, per la precisione da quando è in atto la Rivoluzione Bolivariana, sta diventando un vero e proprio laboratorio politico, in tutti i sensi. Ciò dimostra che quando ci si riesce a liberare dai pesanti diktat che provengono dal Fondo Monetario Internazionale e dagli altri organismi internazionali al servizio delle grandi multinazionali, si possono fare tante cose. Persino in un paese così disastrato economicamente e socialmente, come era il Venezuela qualche anno fa. Non mi dilungo su tutto ciò che si sta realizzando in Venezuela da quando Chàvez è alla presidenza: mi limito solo a ricordare le cose più salienti: massicci programmi di scolarizzazione tra le fasce deboli della popolazione, assistenza sanitaria (gratis) nelle baraccopoli, lotta al latifondo, lotta alla povertà, nazionalizzazione dell’azienda petrolifera, principale risorsa economica del paese, e di altre aziende importanti, come, ad esempio, quella elettrica. |
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Ma il Venezuela Bolivariano sta tentando di realizzare qualcosa di molto più grandioso: stimolare l’intero continente sud e centro-americano a liberarsi dalle condizioni di sottomissione agli Stati Uniti, alle sue multinazionali e al FMI. E lo fa attraverso una politica di creazione e di rafforzamento di relazioni economiche sempre più strette con questi paesi, non dettate dagli interessi delle grandi aziende, bensì da quelli delle popolazioni. Non è un caso che Hugo Chàvez sta sempre più diventando un mito per tutti i popoli latino-americani, e non solo: dovunque mette piede in Sudamerica viene accolto da folle entusiaste! La conseguenza è che nel cosiddetto “mondo occidentale” (ossia, USA e Europa), Chàvez viene sempre più visto come un quasi dittatore o uno che si appresta a diventarlo. L’ultimo referendum costituzionale, che s’è tenuto il 2 dicembre scorso, verteva su diversi punti, di cui quelli più importanti erano sicuramente la possibilità che il presidente possa avere più di due mandati, un ampliamento dei poteri del governo, in modo particolare sulla Banca Centrale e la riduzione della giornata lavorativa da otto a sei ore, oltre che ad altri programmi sociali. I nostri mass-media, però, hanno focalizzato la loro attenzione soprattutto sul primo punto, credendo di dimostrare che, attraverso tale articolo, Chàvez volesse instaurare una dittatura. I risultati del referendum sono stati negativi, anche se di stretta misura. Il “NO” si è imposto col 50,70% dei voti e il “SI” ha ottenuto il 49,29%. E Chàvez ha immediatamente ammesso la sconfitta (mi sembra di ricordare che il “democratico” Berlusconi avesse avuto ben altro comportamento all’indomani delle elezioni politiche del 2006). L’opposizione venezuelana, che in passato ha spesso gridato a presunti brogli elettorali (quando a vincere era Chàvez) e già stava gridando ai brogli prima dei risultati di questo referendum, ora sta zitta! I risultati di questo referendum dimostrano diverse cose. Intanto, che il Venezuela Bolivariano è ben lungi dall’essere una dittatura, e che Hugo Chàvez non è assolutamente il “caudillo” che i nostri mass-media vogliono far passare. Anche perché la stampa e le televisioni locali sono praticamente tutte in mano all’opposizione (che comprende la parte più ricca del paese) e hanno fatto una massiccia propaganda per il NO. Viceversa, quelli che hanno votato per il SI provengono soprattutto dai settori popolari e molti dagli abitanti delle baraccopoli, i quali fino a qualche anno fa (prima dell’arrivo di Chàvez) non votavano proprio. Ma dimostrano anche qualcos’altro. L’opposizione non ha veramente vinto e non a caso Chàvez parla di “vittoria di Pirro”. I voti che ha ottenuto il NO sono rimasti praticamente invariati rispetto a precedenti consultazioni (un leggerissimo aumento, ma scarsamente significativo). Il problema è che ha perso il SI. L’astensione, a differenza di precedenti consultazioni elettorali o referendarie negli anni scorsi, è stata enorme ed ha chiaramente danneggiato il SI. Perché? Non è facile dare una risposta, ma è chiaro che anche in Venezuela il passaggio da una società basata sullo sfruttamento capitalistico ad una più equa e socialista non è e non sarà un passaggio semplice, lineare e senza contraddizioni. Permangono forti contraddizioni di classe e non soltanto tra i bolivariani e gli oppositori, ma anche nello stesso fronte pro-Chavèz. Intanto c’è da dire che la borghesia venezuelana (quasi totalmente anti-chavista) detiene ancora molto potere, soprattutto economico, e cerca di utilizzarlo al massimo (boicottaggi di merci, ricatti e minacce varie). Inoltre, detiene il controllo di quasi tutti i media nazionali. Poi, così come avvenne a suo tempo negli ex paesi socialisti (URSS e Europa dell’Est), anche in Venezuela esistono numerosi settori, soprattutto in ambienti burocratici e di potere, che hanno aderito solo superficialmente e a parole alla Rivoluzione Bolivariana, mentre in realtà curano principalmente gli interessi loro o di settori della borghesia. E ciò oggettivamente danneggia il processo di avanzata verso il socialismo. Anche perché ciò crea scontentezze in molti settori popolari che ancora hanno beneficiato assai poco delle politiche della Rivoluzione Bolivariana. Infatti, nonostante l’immane lavoro svolto in questi anni per ovviare a ciò, rimangono tuttavia enormi sacche di povertà e di emarginazione nel paese. Il Venezuela sconta, poi, grazie a decenni di politiche di sottomissione alle esigenze dei paesi ricchi (USA in primis), un’arretratezza di fondo e un debole tessuto produttivo, per cui è costretto ad importare numerosi prodotti vitali (anche alimentari) dall’estero. Vedremo in che modo Chàvez e i bolivariani tenteranno di risolvere queste forti contraddizioni e problemi. Il nostro augurio è che la Rivoluzione Bolivariana sappia trarre insegnamento da questa sconfitta e ponga le basi per rafforzarsi ulteriormente. Ma, perché ciò possa accadere, è indispensabile lo sviluppo di un lavoro internazionale in appoggio alla Rivoluzione Bolivariana. Proprio a tale scopo si era pensato di lavorare per la costruzione di un’associazione Italia-Venezuela. Questa vuole dare un contributo e appoggio esterno al processo rivoluzionario bolivariano e inoltre mira ad un maggior interscambio/conoscenza di questa realtà. David Insaidi |
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