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rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
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Anno nuovo e …….. Il 2008 si apre come un anno di importanti snodi economici e politici sul piano nazionale e internazionale. Mentre in Italia anche attraverso la riforma istituzionale va avanti il tentativo di normalizzazione moderata, come sbocco di un processo di “rivoluzione passiva” che ha attraversato gli anni ’90 fino ad oggi, nel mondo l’evidente declino dell’economia Usa si accompagna ai nuovi proclami bellici di Bush contro l’Iran a pochi mesi dalle elezioni per il nuovo Presidente degli Usa. La recessione USA e la guerra potrebbero essere le variabili con cui confrontarsi nei prossimi tempi con conseguenze devastanti. |
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Già oggi gli effetti nazionali dell’instabilità mondiale sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare che l’aumento del prezzo del petrolio ha effetti immediati sulla già complicata situazione salariale nel nostro Paese. E’ proprio la questione salariale l’elemento attorno a cui aprire a tutti i livelli, insieme alla rimodulazione della battaglia contro la precarietà dopo la grave battuta d’arresto dell’accordo sul welfare, il confronto politico e sindacale. Se, infatti, la drammatica situazione salariale richiede un immediato impegno del Governo nazionale attraverso la leva fiscale ridistribuendo le risorse tra rendite e redditi da lavoro dipendente, allo stesso tempo è importante alzare il livello di attenzione nella difesa del contratto nazionale quale ultima frontiera che non faccia arretrare ulteriormente i rapporti di forza tra lavoratori e imprese. In questo senso il piegare la discussione sul terreno della produttività è molto pericoloso: si chiede ai lavoratori di recuperare il mal tolto dall’inflazione reale aumentando l’intensità di lavoro e, in secondo luogo, spostando gli aumenti sul piano aziendale si costruiscono le condizioni per una maggiore arbitrarietà dell’azienda laddove esistono minori condizioni di contrattazione. Il nuovo messaggio di Veltroni sull’equidistanza tra lavoro e impresa sta dentro la volontà di codificare politicamente la destrutturazione sociale e politica dell’autonomia della classe lavoratrice. Infatti il legame stretto tra produttività significa scaricare una parte del rischio aziendale sui lavoratori. Sarebbe questa la grande novità del XXI secolo, come lo è la precarietà? In realtà questo diventa lo strumento di controllo più efficace anche in termini d’egemonia delle classi dominanti. A Roma e in generale nelle metropoli italiane la questione salariale è fortemente connessa all’emergenza abitativa, che ormai ha assunto dimensioni allarmanti andando a coinvolgere settori sempre più vasti. Per questo abbiamo ritenuto importante dedicare una parte degli approfondimenti di questo numero su alcuni aspetti della situazione abitativa romana. Come si è ritenuto trattare il rilancio delle tematiche del diritto allo studio che si intrecciano anch’esse con la questione abitativa e lavorativa. Accanto al disagio crescente su cui risultano evidentemente insufficienti le politiche di Governo, si continua ad alimentare un diffuso e crescente rischio di disgregazione sociale che diventa terreno fertile per avventure plebiscitarie e alimentano le strumentali azioni dell’estrema destra. Gli stessi fatti sui rifiuti della Campania contribuiscono a creare un clima che chiede una politica più forte. In realtà la risposta con le ipotesi istituzionali che avanzano non saranno una politica più forte che richiederebbe un grande protagonismo di massa, ma una politica che decide senza una relazione organizzata di massa. Il 2008 è anche il sessantesimo anniversario della Costituzione italiana. Non potevamo non dedicargli uno spazio nel primo numero dell’anno. L’attacco ideale e sostanziale alla Costituzione più avanzata d’occidente è sotto gli occhi di tutti da anni. La Costituzione è stata frutto di rapporti di forza determinati storicamente. Compito delle forze politiche della sinistra e dentro di esse di noi comunisti è non solo con grande realismo prendere atto di questa situazione senza fughe velleitarie, ma essere anche consapevoli che obiettivo strategico è ricostruirne di più avanzati. Anche la battaglia per mantenere viva la memoria storica e l’antifascismo diventa strumento potente a sostegno di tale obiettivo. Nell’Europa capitalistica e nel resto delle potenze mondiali dove la democrazia tende ad assumere in diverse forme, di fronte alla natura selvaggia della competizione capitalistica assunta a valore assoluto, una configurazione sempre più plebiscitaria e spesso autoritaria tale riflessione non è assolutamente accademica. Fabio Nobile |
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