rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
Foto tratta dal sito: www.colliportuensi187.it
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Intervista al gruppo musicale romano Banda Bassotti

Veicolare attraverso al musica un messaggio culturale, politico, di lotta. Per Gramsci le vie per condurre “la battaglia delle idee” sono molteplici e dialogare con gli altri attraverso dei testi musicali è una di queste. Come la Banda Bassotti

Nascete come collettivo politico a sostegno delle lotte di liberazione come quelle in Nicaragua o Paesi Baschi, un impegno politico e poi musicale?

Diciamo che le cose non sono poi così separate, organizzare a Roma in un centro sociale, un concerto a favore della libertà di espressione nei Paesi Baschi è di fatto musica e politica. Siamo nati come un gruppo di amici che organizzava concerti, montava palchi, andava a vedere i Clash, i Nabat,i Gang, i Redskins, Linton Kwesi Johnson. Musica e politica.

Perché oggi, a livello di massa, la musica ha smesso di portare avanti un messaggio culturale e politico? Mentre è ancora necessaria una battaglia culturale, anche attraverso la musica.

La musica è sempre stata una buona colonna sonora delle lotte dei movimenti di liberazione. Da sempre, ricordiamo primo fra tutti, Woody Guthrie con la sua chitarra che girava gli stats tra disoccupati, sfruttati,sfollati. C'è da dire che in Italia, la cultura di certo non sta all'attacco. I negozi di libri sono sempre di meno, sopravvivono a malapena strangolati da centri commerciali. I negozi di dischi idem con patate. A nostro avviso neanche il centro sinistra sta facendo qualcosa per migliorare le cose. L'iva è sempre tra le più alte d'Europa sui dischi.

Suonate da molti anni continuando a portare avanti la memoria di certe cose ma anche denunciandone di nuove e, di generazione in generazione, continuate ad essere seguiti. Quindi un gruppo dichiaratamente e praticamente militante può avere successo?

Successo è una parola che non ci interessa, ci capita di girare il mondo e di vedere, sentire e soprattutto ci capita di essere un megafono che parla di cose che spesso nei tg non appaiono. Sicuramente abbiamo l'esigenza di portare a conoscenza il nostro mondo, quello degli sfruttati, degli oppressi, dei diversi, di quei miliardi di persone che vivono condizioni più che precarie ma esistono e resistono. Insomma il mondo non appartiene al cowboy Bush figlio di Bush.

Si parla in questo periodo di '68, per la ricorrenza dei suoi 40 anni. Battaglie politiche e culturali fatte anche attraverso la musica. Secondo voi che significa oggi fare musica militante? E soprattutto farla è, oltre a scrivere canzoni, anche andare in giro a suonare e avere contatti molto “diretti” con i propri antagonisti politici.

Siamo nati come un gruppo di amici ci siamo conosciuti in cantiere queste sono le nostre radici la nostra musica parla di questo mondo, operai comunisti ma anche gente di strada. Forse è per questo che le situazioni di destra cercano di fermarci. Noi continuiamo ad andare avanti.

Siete innanzitutto dei lavoratori, venite dai cantieri e ne conoscete bene le condizioni lavorative. Non è passato neanche un mese e già sembra calare il sipario sulla Thyssen, che cosa ne pensate di quella strage?

Clamore della Thyssen? Purtroppo già si è spento. Marghera e altre decine di fabbriche inquinano, uccidono, ammalano e nessun processo ha dato ragione agli operai, alle famiglie dei poveri cristi che hanno lasciato la vita per uno stipendio da fame. La destra prima, ma a dire il vero, molto spesso i nostri sindacati, il centro sinistra hanno appoggiato politiche a favore del mondo padronale. Invece di curare gli interessi di chi vive con 1.000 euro al mese e paga un affitto di 700 e deve pensare ai libri dei figli, la spesa.

Chiara Coppeto

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Intervista tratta dal sito: www.larinascita.org