rivista on line della federazione romana dei comunisti italiani
Foto tratta dal sito: www.colliportuensi187.it
Home
Editoriale
Lavoro
Economia
La città
Un occhio sul mondo
Cultura
Emergenza abitativa:
"Colli Portuensi un caso come tanti
"

Il Comitato degli inquilini di viale dei Colli Portuensi 187, composto da uomini e donne di età diversa e con problemi e vissuti differenti, si è costituito da circa un anno per fronteggiare un'emergenza, che può stravolgere la vita quotidiana di tutti, quella abitativa. Le case dove hanno vissuto gli abitanti di Colli Portuensi in affitto anche da più di quarant'anni, garantendone manutenzione e migliorie, sono state messe in vendita a prezzi per gli stessi cittadini inaccessibili, (dai 400 ai 600 mila euro) e molte famiglie si trovano adesso davanti a un vero dramma.

Foto tratta dal sito: www.colliportuensi187.it

“Abbiamo provato l'arroganza della proprietà- dichiara uno dei membri del Comitato di lotta- il Fondo Pensione dei dipendenti ex Cassa di Risparmio di Trieste, oggi Unicredit, e l'insistenza di un intermediario, la Gabetti Agency, ci stanno rendendo la vita un inferno, noi ci ritenevamo al sicuro credendo di poter convincere il Fondo-Unicredit e Gabetti della nostra disponibilità avendo presentato un'offerta vantaggiosa che è stata invece illogicamente rifiutata”.

Cosa sta succedendo a Roma da questo punto di vista; perché improvvisamente gente come nel caso degli inquilini dei Collli Portuensi ex-dipendenti della suddetta azienda, vengo sfrattati senza alcuna tutela e garanzia, perdendo così un bene essenziale come quello della casa?

Il dramma delle 60 famiglie dei Colli Portuensi è iniziato quasi un anno fa, quando il Fondo Pensioni della Cassa di Risparmio di Trieste, ente proprietario degli stabili, è stato assorbito da Unicredit e il consiglio di amministrazione ha deciso di fare cassa mettendo in vendita la proprietà immobiliare. «A prezzi di mercato e con un diritto di prelazione ridicolo, 3% di sconto, che poteva arrivare al 5% se metà delle case fossero state acquistate dagli affittuari - precisa Marisa Falovo, portavoce degli inquilini - alla Gabetti è stato offerto uno sconto del 15% sull'acquisto in blocco. Ci sono famiglie che per quarant'anni hanno pagato regolarmente l'affitto e ora rischiano di perdere casa perché non possono sborsare i 500 mila euro richiesti dall'Unicredit. Chi ha potuto ha comprato, indebitandosi per decenni, ora siamo rimaste 35 famiglie, anche con anziani e disabili. Per chi come mio marito ha uno stipendio di 1500 euro è impossibile acquistare a queste condizioni, come è impossibile trovare un altro affitto o accedere alle case popolari».

Questo è il paradosso che questa storia porta alla ribalta. Come spiega Paolo di Vetta dell'Asia Rdb, che segue da mesi la vertenza «la questione abitativa non è più l'emergenza degli ultimi, ma riguarda un ceto sempre più largo. C'è la difficoltà di chi pensava di essere più tutelato degli altri. Si scopre che non c'è nessuno strumento di tutela, le famiglie in emergenza abitativa non funzionano come lobby, non hanno nessun potere per influenzare la politica. Questo è quello succederà a Roma sempre più spesso, mentre ci sono 270.000 case vuote. Da qui a pochi mesi verranno assegnate solo delle briciole, per questo l'iniziativa del 24 gennaio, insieme all'ipotesi della Sinistra di convocare un consiglio comunale straordinario sulla casa, deve essere concreta e parlare di cifre. I numeri a Roma ci raccontano di una situazione spaventosa».

Intanto mentre si chiede a Unicredit di riaprire le trattative, al Municipio XVI pensano a una requisizione temporanea degli appartamenti, 3 dei quali risultano già opzionati da privati.

Per comprendere pienamente la radice del problema nelle sue molteplici implicazioni è necessario capire però il fenomeno che sta stravolgendo letteralmente il mercato immobiliare italiano: la cartolarizzazione. Esso per definizione consiste nella svendita in blocco di tutto il patrimonio immobiliare pubblico di questo Paese ad un consorzio di banche internazionali, che poi le rivenderà soprattutto ai grossi speculatori edilizi. Occorre però individuare il profondo intreccio fra interessi bancari e immobiliari, con il beneplacito governativo, per rendersi conto davvero che siamo di fronte allo sfratto in massa di un popolo di pensionati, dipendenti pubblici, precari e casalinghe, difficilmente paragonabile ad altri del passato. Occorre inoltre considerare le trasformazioni che si sono prodotte in questi ultimi vent’anni affinché sia chiara a tutti non soltanto la condizione sociale di molti di questi inquilini, ma anche la minaccia concreta che operazioni di questo tipo possano essere una strada percorribile con naturalezza dai governi d’altri Stati ed in particolare dell’Ue, che già con la riforma delle pensioni ci ha dato un saggio di ciò che essa purtroppo intende per politica sociale: un netto regresso. Prospettiva più preoccupante se consideriamo l’applicazione della “cartolarizzazione” ai patrimoni immobiliari pubblici degli altri Stati come una valida riforma in grado di bilanciare i rispettivi deficit potrebbe anche decollare dal vertice dei ministri europei delle infrastrutture convocata a Roma per il prossimo 30/31 Ottobre, e nello stesso tempo essere presa ad esempio per altre riforme.

La legislazione vigente ha sottomesso il diritto all'abitare alle leggi del libero mercato, ignorando la stessa Costituzione. Ora le misure di sostegno e tamponamento non coprono più il fabbisogno di sempre più larghi strati sociali, impoveriti dal caro affitti e da mutui insostenibili.

Forse allora è il momento di prendere atto del fatto che il diritto alla casa, come anche da questo caso risulta evidente, non è più garantito e che i numeri che l'Amministrazione comunale ha potuto mettere in campo sono irrisori rispetto all'emergenza reale.

I cittadini che si trovano improvvisamente senza un tetto, isolati nella loro condizione di disagio non sono delle lobby, una corporazione capace di piegare la politica, ma sono la punta di un iceberg su cui la politica può naufragare, o riacquistare la sua credibilità. Dare una soluzione a problemi e bisogni essenziali come il diritto alla casa è responsabilità soprattutto della sinistra che può mettere in moto un circolo virtuoso che, dalle Istituzioni locali a quelle nazionali, porti l'emergenza casa all'ordine del giorno e ne garantisca la risoluzione, possibilmente entro quest'anno. Queste questioni non possono essere rimandate ad un domani per gli inquilini dei Colli Potuensi, il tempo è prezioso, così come lo è per chi sta subendo uno sfratto, per chi dorme in macchina o in una baracca, per chi aspetta una casa popolare, per chi vuole andare a vivere da solo, per chi vuole costruirsi una famiglia, per gli studenti che non vogliono più pagare 500 euro per una stanza.

Elisa Castellucci

COLLEGAMENTI
PdCI
PdCI Gruppo Regione Lazio
PdCI Roma